Il prossimo pianeta

...cosa significa “rinnovabili”? 

In parole semplici, 
le fonti rinnovabili sono quelle che gli esseri umani non possono consumare, le espressioni della natura che ci circonda. A differenza del petrolio e del metano, che la natura ha prodotto lentamente in una epoca lontanissima, le fonti rinnovabili si manifestano in continuazione, davanti ai nostri occhi, spesso senza che noi nemmeno ce ne accorgiamo. 
La prima, e la più conosciuta di queste fonti, è l’energia del Sole. I suoi raggi irrorano la Terra in ogni istante della giornata riscaldandola e rendendo possibile la vita. I campi e le colture agricole producono ingenti masse di materia organica che, nel corso del processo vitale, assorbe energia solare (basti pensare al potere calorico del mais o anche ell’erba medica): questa massa organica, detta biomassa, si comporta un po’ come un serbatoio di energia solare. Un’altra fonte rinnovabile di energia è il vento, naturale conseguenza dell’effetto del sole, il quale riscalda le diverse zone della terra in maniera disomogenea, facendo in modo che siano le grandi masse d’aria a spostarsi per compensare questa disomogeneità. O ancora, l’acqua - di fiume, torrenti o persino del mare e degli oceani - nel suo moto produce costantemente energia.  
Se le grandi masse d’acqua producono grandi quantità di energia, non va dimenticata l’energia della terra, la geotermia, che in alcuni contesti - come l’Islanda - diviene parte naturale del paesaggio.
Ed infine, vi è un’energia rinnovabile meno nobile... senza dubbio meno poetica, che è quella delle deiezioni, dei rifiuti e degli scarti i quali altro non sono che la trasformazione ultima della materia alimentare già utilizzata dagli organismi. 
Tutta questa energia, anzi tutte queste energie. sono sempre esistite. Esistevano ai tempi degli uomini preistorici ed esistono oggi... i nostri antenati la utilizzavano in maniera più rudimentale (con le macine dei mulini, o le vele delle caravelle...), aggiungendoci grandi quantità di lavoro umano. Oggi invece, la tecnologia ci viene incontro e possiamo sfruttare tutte queste fonti molto più efficacemente. 
Dalle fonti alle tecnologie “rinnovabili”.
Se le fonti rinnovabili esistevano anche mille anni fa, non si può dire lo stesso della tecnologia a fonte rinnovabile. L’intelligenza umana ha saputo creare sistemi e processi che potessero asservire queste fonti naturali ai principali bisogni della nostra specie. Pensiamo alle pale eoliche, alle stufe o alle caldaie a biomassa, piuttosto che alle pompe geotermiche.. Così dall’energia del sole si è passati all’energia solare. I cosiddetti “pannelli solari”, installati sui tetti di molte case, permettono di produrre acqua calda sanitaria e di accumularla per i giorni più freddi. Vi è poi il solare fotovoltaico, che altro non è se non una tecnologia capace di sfruttare i raggi del sole per produrre energia elettrica. Vi sarete chiesti se è possibile distinguere un pannello solare da un modulo fotovoltaico: e la mia risposta è sì, naturalmente, e nel prossimo numero vi insegnerò a farlo!


SOLARE TERMICO E FOTOVOLTAICO 




Un caloroso saluto a tutti voi, cari lettori, e ben ritrovati.
Come anticipato la settimana scorsa, oggi vi spiegherò come distinguere i pannelli solari termici dai moduli fotovoltaici nel paesaggio che vi circonda. Sono sempre di più tetti, le pensiline, o i parcheggi utilizzati per installare impianti solari, tuttavia agli occhi di un non addetto ai lavori, non è sempre facile capire di cosa si tratta. Potremmo giocare e scoprire insieme se quel tetto che osservate con la curiosità di un bambino produce energia o scalda l'acqua.
Eccone uno con una grande falda a sud tutta blu. Che cosa può essere? Si tratta sicuramente di un impianto fotovoltaico! Il blu è infatti il colore del componente principale di ogni impianto fotovoltaico: il silicio. Più o meno scuro, questo materiale tra i più diffusi in natura, di solito viene ridotto in piccoli cristalli di colore blu, ed è fondamentale nella realizzazione di moduli fotovoltaici, mono o policristallini, appunto.
Tuttavia il colore blu non è il solo colore di un impianto fotovoltaico, che talvolta - quando le falde sono poco soleggiate e orientate a est o ad ovest - può apparire lucido e nero. La colorazione particolare è dovuta al fatto che si tratta di silicio amorfo ossia polverizzato e disteso su una pellicola, così da sfruttare al meglio anche i raggi solari meno intensi.
A questo punto comincerete ad avere le idee più chiare; se però vi dicessi che anche gli impianti solari termici sono neri o grigio scuri? Cerchiamo di imparare ad osservare insieme.
In primo luogo, quanti pannelli vedete? Tendenzialmente gli impianti fotovoltaici sono più grandi di quelli termici. E dico tendenzialmente perché non si tratta di una regola fissa e assoluta. Può capitare di vedere un grande impianto solare nei pressi di una piscina, di un albergo o persino su una parete di un o stabilimento industriale (vedi foto), così come accade di scorgere piccole  o piccolissime installazioni fotovoltaiche su tetti domestici o falde di pompeiane.
Tuttavia di solito chi investe nel fotovoltaico cerca di sfruttare al meglio la superficie che ha a disposizione per produrre energia e rivenderla in rete.
Non dimentichiamoci, infatti, che su questo tipo di impianto esiste un incentivo chiamato Conto Energia che garantisce delle rendite sicuramente interessanti.
In ogni caso se sul tetto che avete di fronte ci sono due o tre pannelli con sopra un contenitore a forma di cilindro  si tratta sicuramente di un impianto solare termico! 
Quel contenitore è il boiler dell'acqua che, una volta riscaldata, può essere utilizzata per gli usi domestici o, talvolta, anche per integrare l’impianto di riscaldamento. 
Capita che il boiler non sia visibile, ma state pur sicuri che c'è, magari nel sottotetto o vicino alla caldaia.
Provate ad aguzzare la vista. Per caso vedete un filo che sotto la superficie del pannello? Bene, quella è la serpentina, un altro elemento fondamentale di un impianto solare termico. Al suo interno scorre il liquido che con i raggi di sole si scalda. In alcuni impianti, detti impianti a circolazione forzata, il fluido in questione è il glicole propilenico, simile al liquido usato per i radiatori delle automobili. Questo liquido si scalda ma non evapora e soprattutto non può ghiacciare. Per questo è un liquido perfetto per stare sopra un tetto!

Naturalmente questo liquido non entra in contatto con l'acqua, ma circola solo nelle serpentine che corrono in tutto l'impianto compreso nel boiler riscaldando in questo modo l'acqua. Aggiungo una piccola curiosità sui pannelli solari termici. Quelli che vi capiterà di vedere in Italia hanno quasi certamente il telaio in metallo per resistere meglio alle intemperie; al contrario nei paesi scandinavi capita sovente di vedere dei telai di legno per questi pannelli così da sfruttare al meglio le capacità isolanti del materiale naturale e coibentare meglio il tetto della casa.

Infine, potrebbe accadervi di osservare dei pannelli diversi da tutti quelli finora descritti formati da dei tubetti verticali separati tra di loro. A vostro avviso servono a produrre energia o acqua calda? Non vi lascio sulle spine: si tratta di collettori “sottovuoto”. Dentro quei tubetti c'è sempre il “glicole propilenico”, lo stesso liquido “antighiaccio”, questa volta però sottovuoto e protetto così da potersi scaldare anche quando fuori la temperatura è di parecchi gradi sotto lo zero. Questi collettori sono maggiormente diffusi nei paesi nordici ma si possono vedere anche dalle nostre parti. 
A questo punto la nostra panoramica sugli impianti solari termici e fotovoltaici sembra completa, e non mi resta che invitarvi a giocare a riconoscerli, da soli o con i vostri figli, la prossima volta che viaggiate in auto.

Attendo i vostri commenti sul mio blog. A presto!

Energy Snack

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