mercoledì 2 maggio 2012

Il petrolio rende ciechi

"Beyond petroleum" by Jurvetson (Flickr)
Era il lontano ’96 quando lessi per la prima volta il libro verde della Commissione europea, uno dei primi documenti con cui l’Europa cercava di dare una veste sostenibile e competitiva ai propri obiettivi energetici. E lo faceva naturalmente mettendo al primo posto il solare e le biomasse.

Fu questo a convincermi della bontà delle mie idee. Le stesse che poi, due anni dopo, mi misero sulla strada delle rinnovabili.

Ora, a distanza di quindici anni, leggo che il ministro Passera ha annunciato il rilancio della produzione nazionale di petrolio e idrocarburi. Insomma, si vuole fare delle fonti fossili il nuovo volano dell’economia italiana.

Trivellazioni contro installazioni di pannelli solari, petrolio e gas contro risparmio energetico e abbattimento delle emissioni nocive.

A quale scopo? Ricavi per 2,5 miliardi, 25 mila nuovi posti di lavoro e la copertura del 20 per cento del fabbisogno energetico nazionale. È per questo che il titolare dello Sviluppo economico mette tra i suoi obiettivi quello di allargare le maglie delle autorizzazioni alle escavazioni.

Ma com'è possibile essere tanto miopi? Come si fa a non avere ancora una visione a lungo raggio dei benefici che un investimento massiccio nelle rinnovabili potrebbe comportare?

In Europa c’è chi rinuncia al petrolio per abbracciare le energie pulite e noi torniamo indietro! Una simile scelta costerebbe la definitiva chiusura delle imprese ora impegnate nelle energie pulite. Per non parlare degli investitori stranieri che se la darebbero a gambe.

Investire negli idrocarburi, infine, significa scommettere su un futuro di due o tre anni. Tale è l’aspettativa di vita delle riserve del nostro sottosuolo.

Se la si vuole mettere sul piano dell’occupazione, inoltre, si sappia che le più recenti stime parlano di 250 mila occupati al 2020 per la green economy, dieci volte tanto le promesse di chi vorrebbe intraprendere la strada dell’oro nero. Facciamo due calcoli e sapremo distinguere chi guarda al futuro da chi rimane impantanato su vecchie logiche che tolgono ossigeno al nostro sviluppo, magari facendo la felicità dei colossi dell’energia.

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