giovedì 16 febbraio 2012

Scattanti come lumache

"The start of my very own...." by Nchenga (Flickr)
Qui ci vuole uno scatto, uno di quelli alla Bolt, ve lo ricordate? Leggendo l’Ecorendiconto, che per la prima volta è uscito in allegato assieme al rendiconto generale dello Stato, pare che l’Italia abbia stanziato nel 2010 una cifra consistente per la protezione del territorio e contro l’inquinamento, ma di fatto abbia speso molto meno di quanto stabilito.

Grazie ad uno studio curato dalla Fondazione Impresa, sappiamo che la spesa per l’anno 2010 non corrisponde alla somma stanziata e nemmeno a quella realmente impegnata.

Cosa significa? Che se due anni fa lo Stato ha speso 4,6 milioni di euro in difesa dell’ambiente, l’equivalente dell‘1,1 per cento della spesa collettiva, in realtà questa somma ha inglobato cifre di gestioni precedenti, perché la quota stanziata per quell’anno ammonta a 3,879 miliardi di euro, mentre quella realmente impegnata è di 3,798.

Non solo. Di questi 3.8 miliardi, solo 2,2 sono realmente usciti dal portafoglio dello Stato.

E i settori che hanno accumulato maggiori ritardi sono quelli dell’abbattimento di rumore e vibrazioni, la protezione dalle radiazioni, l’uso e la gestione delle acque interne, la protezione di aria e clima, che non hanno mai visto la totalità delle erogazioni promesse.

Troppi ritardi, troppa lentezza. La stessa Corte dei Conti di recente ha evidenziato come il nostro Paese sia una specie di lumaca negli impegni a favore dell’ambiente e in particolare delle energie rinnovabili.

Investire nelle rinnovabili significa anche diminuire la dipendenza dalle fonti energetiche tradizionali e con il petrolio che supera nuovamente i 100 dollari al barile, la necessità di affidarsi a fonti alternative si è fatta davvero urgente. Questa è la faccenda, se la mettiamo sul piano economico. Poi c’è l’ambiente, e questo è un tutto altro discorso.

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