giovedì 12 gennaio 2012

L'energia pulita batte la crisi

Ci siamo quasi. A breve usciranno i decreti attuativi che dovranno stabilire come l’Italia si muoverà in vista degli obiettivi europei del 20-20-20. Da quel momento nel nostro Paese potranno ripartire con slancio gli investimenti. Ciò su cui vuole puntare il nostro ministro dell’ambiente Corrado Clini, a quanto pare, è la crescita delle rinnovabili, con l’obiettivo di compiere un salto tecnologico, in particolare nel comparto del fotovoltaico, dal momento che per ora riusciamo a sfruttare solo l’8 per cento delle potenzialità dei moduli.

E le premesse ci sono tutte: consideriamo che il fatturato delle fonti pulite supera ormai l’1 per cento del Pil nazionale. Ormai è sotto gli occhi di tutti come lo sviluppo delle energie verdi stia mettendo in crisi...la crisi. In un’economia globale zoppicante, gli investimenti in fotovoltaico, eolico e bioenergie superano per il terzo anno consecutivo quelli nelle energie fossili.

Tuttavia, c’è ancora molto da fare per arrivare agli obiettivi che l’Europa ci impone. Per adeguarci agli standard comunitari, le fonti pulite devono arrivare al 29 per cento dei consumi elettrici nazionali previsti nel 2020. E poiché l’idroelettrico, che al momento fa la parte del leone nella produzione elettrica da fonti rinnovabili, ha esaurito le sue possibilità di sviluppo, la crescita è affidata a fotovoltaico, eolico, biomasse e a tutte le altre forme di energia verde.

Mentre però per quanto riguarda il fotovoltaico, il legislatore ha già definito il quadro normativo, per le altre fonti, comprese le bioenergie, stiamo attendendo i decreti attuativi che permettano di conoscere la reale remunerazione degli investimenti in questi settori.

Non è l’unica cosa di cui però si sente l’urgenza. L’ha detto anche Clini: dobbiamo mettere fine al gioco dell’oca delle autorizzazioni. Insomma, c’è un sistema burocratico che va senz’altro snellito. Per non parlare del Piano energetico nazionale che definisca un quadro di obiettivi entro il quale le imprese possono programmare le loro azioni.

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