mercoledì 21 dicembre 2011

2011, un anno con le rinnovabili

È iniziato con i grandi della terra che a gennaio al Word Economic Forum di Davos hanno indicato tra gli antidoti contro la crisi la via delle rinnovabili e si è concluso con il summit sul clima di Durban che di fatto non ha dato soluzioni al dopo Protocollo di Kyoto. Nel mezzo? A casa nostra, la bufera seguita al decreto Romani, l’incertezza normativa che ha minato la stabilità del comparto fotovoltaico, il referendum sul nucleare che ha dato ragione all’anima ambientalista del Paese.

Certo non si può dire che il 2011 sia stato monotono. E allora a pochi giorni dall’alba di un nuovo anno, perché non fare una rapida panoramica degli ultimi 12 mesi?

Cominciamo da Davos: nel gennaio 2011, i rappresentanti dei governi di tutto il mondo si riuniscono in una località della Alpi svizzere per parlare di crisi globale. Il risultato? Tutti sono d’accordo sulla necessità di andare verso uno sviluppo sostenibile, dal punto di vista sociale, ma soprattutto ambientale.

Marzo: il governo vara il decreto ribattezzato “ammazzarinnovabili”. Il provvedimento spiazza il settore gettando nell’incertezza l’intero comparto del fotovoltaico che non può più contare su un sistema definito di incentivi. Vanno in fumo investimenti per milioni di euro e l’Italia rischia di tradire gli obiettivi europei. Seguono mobilitazioni senza precedenti da parte del mondo produttivo. In questo periodo la propaganda anti-fotovoltaico produce delle notizie non veritiere sul costo dell’energia del sole in bolletta.

Maggio: il blocco del terzo conto energia avviene in questo mese. Dopo una lunga gestazione e numerosi contrasti, il terzo Conto Energia è stato ora sostituito da un nuovo sistema di incentivi comunemente conosciuto come “Quarto Conto Energia”. Le nuove tariffe saranno valide fino al 2013.

In questo periodo la Germania annuncia lo stop al programma nucleare. L’addio all’atomo sarà accompagnato da uno sforzo massiccio per la riconversione alle energie pulite.

Giugno. In Italia, è il referendum contro il nucleare a tenere banco. Con un’affluenza al 57% e dei risultati che sfiorano il 97%, gli italiani decidono di abbandonare l’ipotesi nucleare che si era temporaneamente riaffacciata all’orizzonte. È evidente l’interesse dell’opinione pubblica verso i temi della salvaguardia ambientale.

Settembre. Dal Gse arriva un dato sorprendente. Con 12 GW, l’Italia si candida a diventare il Paese con il più alto tasso di potenza installata entro la fine dell’anno.

Novembre. L’Onu lancia un nuovo allarme clima. Gli scienziati esperti in eventi estremi non hanno dubbi: alluvioni e tempeste saranno sempre più violente e l’Europa si dovrà abituare sempre più a ondate di caldo torrido e piogge tropicali.

Dicembre. Va in scena la Cop17, la conferenza mondiale sui cambiamenti climatici di Durban. Due settimane di discussioni tra le nazioni che alla fine decidono di spostare più avanti tutti gli impegni. Di fatto, si stabilisce di stipulare entro il 2015 un accordo che vincoli Paesi a ridurre le emissioni di gas inquinanti a partire dal 2020.

E per l’Italia c’è ancora qualcosa che bolle in pentola: stanno per uscire i nuovi decreti attuativi sugli incentivi alle fonti rinnovabili non fotovoltaiche, lasciati in stand by dal governo Berlusconi.

Un anno fitto di eventi, ma anche di segnali. E il più evidente è che le occasioni di sviluppo per l’intero settore delle rinnovabili non mancano, lo sanno gli addetti ai lavori, ma anche la gente comune. il mercato ha una gran voglia di esplodere!


Foto: kirtaph/Flickr

Nessun commento:

Posta un commento

Scrivi un commento...