mercoledì 2 novembre 2011

SOS patto sul clima

Mentre è in corso una vera e proprio altalena delle borse europee, la crisi economica dilagante si sta riflettendo anche sull’impegno dei Paesi a rispettare gli impegni di lotta ai cambiamenti climatici.

Il protocollo di Kyoto si sta pian piano spegnendo. I governi non hanno più risorse per rispettare le promesse di riduzioni future di gas serra. Nel frattempo le emissioni aumentano vertiginosamente.

A fine novembre, in Sudafrica è prevista la riunione annuale della Convenzione sul cambiamento del clima. Qui in teoria si dovrebbe guardare al dopo protocollo di Kyoto, esattamente a quando, entro la fine del prossimo anno, le azioni di contrasto ai cambiamenti climatici cesseranno di essere vincolanti.

Del resto, in un clima di recessione, come possono i governi costringere le proprie industrie ad affrontare i costi derivanti da una riduzione dei gas nocivi rendendo le imprese in questo modo meno competitive.

Ci sarà un Kyoto Due? Non è per nulla certo. Già Stati Uniti, Canada, Giappone e Russia hanno dichiarato di non volersi legare a nessun nuovo accordo vincolante, quando il regime di Kyoto cesserà. Insomma, ci troviamo in un’impasse pericolosa per il futuro del pianeta, considerando che negli ultimi cinquant’anni la superficie terrestre si è riscaldata di 0,911 gradi. Ne basterebbero due in più, dicono gli scienziati, per garantire al pianeta le peggiori catastrofi, dalle inondazioni alla siccità.

Allora che fare, quando i cordoni della borsa si stringono? Potremmo trovare nuove strategie che siano percepite non solo come sanzionatorie, ma propositive. Puntiamo sulla ricerca, diamo fiducia a quanto sta facendo il settore, in termini di innovazione e tecnologia. In altre parole - e questo vale soprattutto per il nostro Paese - definiamo una politica energetica.

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