giovedì 6 ottobre 2011

È tempo di dire basta




Quando domenica ho aperto il giornale e ho letto il tagliente j’accuse di Diego Della Valle, ho provato un grande senso di liberazione, un sentimento che credo di aver condiviso con molti cittadini.
La sua, per chi non avesse avuto modo di vedere i maggiori quotidiani locali, è stata una dura presa di posizione nei confronti della classe politica italiana, più incline - accusa l’imprenditore - ad occuparsi degli affari personali, che dei reali problemi del Paese. La stessa che davanti ad una situazione cocente di crisi economica, secondo il patron di Tod’s, non ha gli strumenti, le competenze e la serietà per tirarci fuori dal pantano.
Un grido d’allarme che altro non fa che amplificare il nostro disagio di cittadini e di imprenditori.
Bisogna dare prospettive positive per il futuro dei giovani, creare e proteggere posti di lavoro, dice Della Valle. E come non pensare allora a quella politica scellerata che ha messo al tappeto uno dei settori, il fotovoltaico, più trainanti dell’economia, quello che stava iniettando nuove speranze anche nel mercato del lavoro?
È un Paese, questo, dove le cattive azioni hanno la memoria corta. Ecco perché è bene ricordare ogni tanto il lungo black out normativo di inizio anno, che di fatto si è risolto in un vero e proprio blocco del comparto. Un colpo fatale all’industria fotovoltaica, proprio quando questa stava vivendo il suo periodo di massimo splendore con il primato di installazioni di pannelli a livello mondiale.  
Il risultato? Metà delle aziende del settore ora è in crisi, 300 mila dipendenti sono a rischio o già in cassa integrazione. Per non parlare della diffusa sfiducia in questo tipo di tecnologie che aleggia nei cittadini.
Fino allo scorso anno, era entrato nella mentalità comune il concetto secondo cui investire nelle rinnovabili e nel fotovoltaico in particolare, significava anche avere a cuore l’ambiente e la sostenibilità e si avvertiva una maggiore disponibilità e apertura a cogliere l’opportunità offerta dal sole. Ora sembra di essere tornati indietro. E l’allarmismo della classe politica al governo che per lungo tempo ha ingiustamente associato gli aumenti in bolletta ai costi del fotovoltaico ha influenzato negativamente l’opinione pubblica.
La verità è che il mercato si sta piano piano riprendendo e siamo ancora in tempo per “copiare” le buone pratiche di Paesi come la Germania. La diminuzione degli incentivi ha reso gli impianti più convenienti di qualche anno fa. E anche gli istituti di credito non hanno smesso di crederci. Insomma, chi investe nel fotovoltaico fa ancora la cosa giusta.

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