mercoledì 3 agosto 2011

IL BIOGAS ETICO

La chiamano “bulimia rinnovabile” ed è il volto distorto della corsa alle energie verdi, con gli agricoltori che smettono la loro attività tradizionale per dedicarsi alle coltivazioni energetiche, a discapito della filiera alimentare.

Secondo alcune stime, il 25 per cento dei suoli destinati al mais oggi serve solo ad alimentare le grandi centrali a biogas. La produzione di mais destinata alla generazione di energia è accresciuta nel tempo: si calcola che dal 2000 al 2007 la superficie destinata alla sua coltivazione sia aumentata del 15 per cento. A questo si lega la crescita esponenziale delle quotazioni del cereale che spesso rischia di mettere in difficoltà i produttori di energia.

Non solo, secondo uno studio americano ripreso da Report, per coltivare un ettaro a mais, si consumano tra lavoro, macchine, combustibili e fertilizzanti 8 milioni e 200 mila calorie, per ottenere 13 tonnellate di silo mais che equivalgono a 9 milioni e 800 mila calorie. Ecco il paradosso: per ottenere 9 milioni di calorie ne consumo 8.

Ma chi ha detto che la produzione di energia rinnovabile debba passare attraverso la sottrazione di risorse alla filiera alimentare e debba avere un impatto ambientale negativo? Un’altra strada è possibile e praticabile.

Mi sembra quasi contro natura che la crescita delle rinnovabili sottragga spazio e forza lavoro alle tradizionali attività degli agricoltori. Il mondo delle energie verdi deve avere per definizione un’impronta ecologica e non può permettersi di diventare un business privo di etica.

Per questo io e il mio staff abbiamo spinto sulla ricerca per dare alle aziende agricole delle risposte che non fossero contrarie al rispetto dell’ambiente e alla sostenibilità della catena alimentare, secondo la formula del tutto fatto in casa. Ci siamo orientati sui piccoli impianti proprio perché sono commisurati alle esigenze delle piccole imprese che hanno l’esigenza di ottimizzare il ciclo dei reflui, eliminare il problema degli odori, limitare l’impatto sull’ambiente. Con l’effetto di creare un’integrazione al reddito, ma sempre con la coscienza pulita. Insomma, un’altra strada è davvero possibile.

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