mercoledì 1 giugno 2011


Oggi faccio un po’ l’esterofilo e osservo cosa sta accadendo oltre i nostri confini:

Nei giorni scorsi la Germania ha preso una decisione importante: basta con il nucleare, porte spalancate alle energie rinnovabili. Angela Merkel ha fatto retromarcia sull’atomo ed entro il 2022 i 17 reattori che forniscono il 22% del fabbisogno elettrico del Paese chiuderanno definitivamente i battenti. Non solo: il cancelliere tedesco ha dichiarato di voler raddoppiare entro il 2020 la produzione di energia verde, tagliando del 10% l’utilizzo di elettricità.

Con il suo piano di smantellamento delle centrali entro il 2034, la Svizzera non è da meno. Per non parlare del Giappone che dopo il disastro di Fukushima è alla ricerca di altre fonti per garantire il suo fabbisogno energetico.

E dalle nostre parti? Mentre scrivo, la Corte di Cassazione ha detto sì al referendum sul nucleare. Una buona notizia dopo che l’approvazione del decreto omnibus qualche giorno fa aveva sancito il congelamento di ogni decisione riguardante il passaggio all’atomo.

Il 12 e il 13 giugno i cittadini saranno chiamati ad esprimersi anche su questo quesito referendario e in ogni caso il risultato della consultazione non potrà essere sottovalutato nelle decisioni future.

L’appuntamento con le urne è sicuramente importante, ma non dimentichiamo che al di là della polemica politica è più che mai necessario una piano energetico nazionale, una politica ad ampio raggio. Dalle scelte energetiche dipendono la competitività dell'industria nazionale, una fetta importante della spesa delle famiglie e gli standard ambientali per le prossime generazioni.

E tra le nuove energie su cui scommettere ci sono quelle che derivano dai reflui e dalle biomasse. Lo ha confermato il primo Osservatorio sulle Agroenergie che ha messo l’accento in particolare sui piccoli impianti alimentati dai reflui zootecnici e dalle biomasse disponibili nelle aziende. Le prospettive sono a dir poco brillanti: il settore delle agroenergie può portare all’Italia fino 20 miliardi di euro di benefici nei prossimi dieci anni. Secondo l’analisi dell’osservatorio, in un primo scenario di sviluppo del settore, la potenza installata raggiungerà i 3.820 MW entro il 2020. É senz’altro una prospettiva di cui prendere atto.

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