mercoledì 22 giugno 2011

CHIAMATELA SILICON VALLEY


Non giriamoci intorno: il Nordest è la nostra Silicon Valley per le rinnovabili. Questo territorio possiede risorse e tecnologie di primo livello, ha sviluppato opportunità di intrecciare relazioni commerciali con l’estero e conquistato il ruolo di locomotiva dell’industria fotovoltaica italiana. Allora perché non riconoscere e promuovere l’eccellenza anche in termini di marketing, dando risalto al primato raggiunto? Ora che il mercato sta ripartendo dopo l’incertezza normativa degli scorsi mesi, è necessaria un’accurata strategia di comunicazione per un rilancio a 360 gradi. Obiettivo: crescere e attirare investitori stranieri sul nostro territorio.

È questo il tema su cui ho voluto mettere l’accento ieri pomeriggio all’assemblea padovana di Rives, la Rete delle Imprese Venete per il Solare nata per reagire al Decreto Romani di inizio anno e tuttora attiva.

La verità è che qualsiasi sia la posizione in merito alla mia proposta, il segreto di ogni azione che intenda supportare il comparto, è rimanere uniti, fare lobby come già accade in Germania. Lì, i risultati di questa politica sono sotto gli occhi di tutti.

Lo ha ricordato ieri nel suo intervento davanti ad una cinquantina di aziende di Rives, Luca Zingale, direttore scientifico di SolarExpo.

Parole, le sue, che fanno riflettere e che vi riporto come testimonianza di buone pratiche oltre i confini dell’Italia.

«Nel campo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica - ha detto Zingale - la Germania ha saputo mettere in campo un vero e proprio Sistema-Paese, capace di andare al di là di tutti i cicli politici che si sono avvicendati negli ultimi anni. Ciò ha permesso all’industria nazionale di avere un quadro normativo stabile e coerente, che a sua volta ha stimolato gli investimenti.

Un apparato scientifico-culturale (con 53 istituti di ricerca sulle rinnovabili), la presenza di quattro agenzie governative per le energie verdi, un’accorta politica di supporto alle esportazioni e una serie di progetti di cooperazione allo sviluppo attraverso le rinnovabili, completano l’immagine di una vera e propria “Corazzata Potëmky”».

«Non solo: il Paese è un caso di studio anche perché, a fronte del volume di consumi elettrici da quarta potenza manifatturiera mondiale qual è, ha deciso di abbandonare il programma nucleare e stabilito di arrivare entro il 2050 al 75-80 per cento di energia da fonti rinnovabili. E c’è da scommettere che ce la farà visto il trend degli ultimi dieci anni, con il passaggio dal 6 al 16-17 per cento di energia verde.

Le trasformazioni di questa portata sono figlie della struttura economica di un Paese che contribuendo al 40 per cento del bilancio comunitario, è azionista di maggioranza dell’Europa. Non a caso, le politiche energetiche europee del 20-20-20 sono ispirate proprio alla case history tedesca».

Un modello sorprendente cui possiamo aspirare anche noi, considerando l’enorme vitalità dell’imprenditoria green nel Nordest. Siamo una piccola Silicon Valley italiana: è tempo di riconoscerlo e di accreditarci come tali presso le forze politiche.

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