mercoledì 8 giugno 2011

APPUNTAMENTO CON LA DEMOCRAZIA

É arrivato il momento di far sentire la nostra voce, poi non ci saranno più scuse. Mi rivolgo soprattutto a quanti soffrono di quell’irriducibile sfiducia nella classe politica che porta al solito adagio “tanto non cambierà mai”.

Che ne dite, vogliamo utilizzare al meglio gli strumenti di partecipazione diretta alle scelte che riguardano il nostro Paese?

Domenica 12 e lunedì 13 giugno abbiamo l'occasione di farlo, rispondendo ai quattro quesiti referendari sui temi del nucleare, dell’acqua pubblica e del legittimo impedimento.

Tradotto: andiamo tutti a votare. L’astensione toglierebbe il diritto di lamentarci, facendo ricadere su di noi la responsabilità di guai che in futuro potrebbero affliggere il Paese. Senza contare che chi si astiene penalizza anche chi partecipa, rendendo vana la consultazione referendaria per mancato raggiungimento del 50%+1 degli aventi diritto. Solo recandoci alle urne sapremo se i cittadini hanno risposto “Sì” o “No” per libera opinione e non per la negligenza del non-voto.

In ballo poi ci sono questioni legate al nostro futuro, alla nostra idea di sviluppo e di società. Tre, in particolare, sono i quesiti che sento vicini: il primo interroga i cittadini sulla possibilità di abrogare la legge che permette la costruzione di centrali nucleari e gli altri due chiedono agli italiani se intendono cancellare la norma sulla privatizzazione dell’acqua e sui relativi profitti dei gestori privati. Quesiti a cui da imprenditore delle energie rinnovabili e padre di famiglia non possono che rispondere con un Sì.

Ma al di là del mio personale orientamento al voto, non condivido la posizione di coloro che strumentalizzano il referendum, dandogli un colore politico e affidandogli il compito di abbattere o confermare qualcuno. C’è chi boicotta la consultazione temendo gli effetti collaterali sul governo che provocherebbe una eventuale vittoria dei Sì. Altri che sperano con il voto di assestare uno schiaffo all’attuale classe politica. La verità è che esiste un interesse superiore, quello della collettività, che non può essere imbrigliato nella solite logiche del “fare comodo” ad una parte politica. Dunque, una mano sul ”quorum” e tutti a votare!

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