mercoledì 11 maggio 2011

Mentre gli operatori del settore hanno accolto il Quarto Conto Energia a colpi di ricorsi e richieste di risarcimento, e il frastuono delle polemiche non smette di tenere banco tra le cronache dei giornali, oggi vorrei spostare l’attenzione su altre fonti energetiche ultimamente passate in secondo piano. Mi riferisco alle bioenergie.

Investiti dalla bufera che si è scatenata sull’industria del solare, colpiti dal repentino cambio di rotta del sistema di incentivi, rischiamo di guardare il dito e non vedere la luna.

Me ne sono accorto alcuni giorni fa, mentre parlavo con Marino Berton, amico e Presidente di Aiel, Associazione Italiana Energie Agroforestali - nata nel 2001 per promuovere le rinnovabili di origine agricola e forestale - con cui ho spesso dei confronti franchi e costruttivi.
Il ruolo che il Piano di Azione Nazionale sulle energie rinnovabili assegna alle bioenergie è importantissimo all’interno di una strategia energetica complessiva che proietta l’Italia verso gli obiettivi europei.

«Nel documento presentato dal governo lo scorso luglio a Bruxelles - mi ha fatto notare il Presidente di Aiel davanti a un caffè - si prevede che entro il 2020 oltre il 45 per cento dell’energia da fonti rinnovabili provenga dalle bioenergie, cioè dal biogas, dai biocarburanti e dalle biomasse solide. Ciò fa di questa tipologia energetica l’azionista di maggioranza delle rinnovabili». Insomma, il mondo dell’agricoltura in generale ha enormi potenzialità di crescita se pensiamo che le bioenergie si possono trasformare in una fonte di reddito complementare. Lo ha detto anche il ministro alle Politiche Agricole Saverio Romano durante il SolarExpo della scorsa settimana: «Le energie da fonti rinnovabili agricole sono una leva per la competitività». Eppure, sottolinea Marino Berton, le politiche che le promuovono sono ancora scarse e la riforma dei certificati bianchi non si è ancora conclusa.
L’interesse in effetti non manca: secondo quanto emerso al Salone Bioenergy Expo nell’ambito di SolarExpo e Greenbuilding, sono in crescita gli imprenditori italiani che investono oltre confine, in aree '”vergini'”, complice una grande disponibilità di terreno a basso prezzo.

E a proposito di spazi di crescita, posso toccare con mano le potenzialità delle bioenergie e in particolare del minibiogas, sostenuto anche da una tariffa incentivante confermata per 15 anni. Ebbene, l’attenzione che Lilliput, il brevetto minibiogas di BluEnergyControl, sta ottenendo non solo in Italia, ma anche all’estero, è la misura del successo che la formula del “tutto fatto in casa” riscuote sulle piccole e medie aziende agricole, in linea con una cultura imprenditoriale tipicamente improntata all’autonomia di gestione.

Insomma, oltre al fotovoltaico - che, comunque sia andata, ora può contare su regole certe - vi sono fonti energetiche altrettanto strategiche che possono produrre, se ben incentivate, fatturati e occupazione pari o superiori a quelli dell’industria del solare. Vietato trascurare, nell’ottica di una crescita economica del nostro Paese, la valorizzazione di queste fonti.

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