mercoledì 6 aprile 2011

Mentre l’attenzione che i media nazionali riservano al disastro causato dal decreto “ammazza rinnovabili” passa dal silenzio assoluto alle mistificazioni, dall’altra parte della trincea ci siamo noi, un intero comparto in attesa di sapere quale sarà il proprio destino.

La data fatidica cui siamo appesi tutti è il 10 aprile. Entro quel giorno il governo emanerà il decreto attuativo con il quale finalmente si stabilirà il nuovo regime di incentivi. Nel frattempo, in questo contesto di incertezza e instabilità, molte aziende hanno interrotto la produzione, sono ricorse alla cassa integrazione, hanno perso investimenti milionari e visto le banche congelare i finanziamenti. E tutto nella più completa indifferenza del nostro governo. Per non parlare delle associazioni di categoria, la cui debolezza è tanto più inaccettabile quanto più è evidente che in ballo c’è la sopravvivenza di centinaia di aziende e il futuro di 300 mila famiglie.
A partire dal prossimo 1° giugno dovrebbe entrare in vigore il Quarto Conto Energia, che porterebbe ad un taglio delle tariffe incentivanti per gli impianti fotovoltaici.

Ma cosa dobbiamo aspettarci? Le indiscrezioni sono numerose, anche in seguito alla prima bozza del decreto attuativo circolata dopo l’incontro tra i ministri Galan, Romani e Prestigiacomo.
Si parla di un taglio complessivo del 50%, ma solo a partire dal 2012, mentre da giugno a dicembre di quest’anno dovrebbe essere previsto un periodo transitorio con una diminuzione molto contenuta.
Altre voci danno per l'anno 2012 una riduzione dell'incentivo al 10%, mentre salirebbe al 15-20% per il 2013, per una riduzione massima del 50%.
Gli incentivi rimarrebbero in vigore fino al 2017, ma con un limite annuo di 6 miliardi di euro e di 2.000 MW installati.
Secondo altri rumors il tetto non sarebbe in MW, ma solo in milioni di euro. Sarebbero poi salvaguardati gli impianti posati, anche se non ancora allacciati.
Di certo c’è il fatto che la direttiva europea 2009/28/CE sulle fonti rinnovabili che si voleva recepire con questo decreto è sempre rimasta sullo sfondo. Anzi gli obiettivi al 2020 sono già disattesi in partenza.
Ė troppo chiedere un insieme di norme chiare, che ci permettano di rispettare gli impegni europei e che diano stabilità al settore, consentendogli di svilupparsi al meglio?

La mancanza di un decreto legislativo definito, che stabilisca durata ed entità delle incentivazioni per i prossimi anni e le elevate difficoltà legate agli iter autorizzativi non solo non ci aiutano nella programmazione economica degli investimenti, ma ci fanno davvero del male. Una situazione ancor più paradossale se si guarda a quello che sta avvenendo in Germania, dove, nonostante i livelli di irraggiamento solare assai più bassi, il fotovoltaico guida la produzione energetica da fonti rinnovabili che, nel loro complesso, nel 2010 hanno coperto l’11 per cento dei consumi totali di energia.

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