mercoledì 13 aprile 2011

La responsabilità è il prezzo della grandezza, diceva qualcuno. Cosa pensare allora del silenzio che ancora grava sul quarto Conto Energia, del ritardo nella definizione del nuovo sistema di incentivi che sul settore fotovoltaico sta pesando come un macigno? Da parte del governo, è forse un gesto responsabile prendere tempo e non mantenere le promesse? Attendevamo una risposta entro il 10 aprile. Invece, ad oggi, siamo ancora a bocca asciutta.

Mentre è ormai evidente come le energie rinnovabili siano un comparto strategico per il futuro del paese, al mondo produttivo che gravita intorno alla green economy, si risponde con una sola misura: il ritardo. E lo si fa sapendo che ogni giorno in più d'indeterminatezza del quadro normativo è un giorno in più di paralisi per l'intero settore.
Oltre alle tante voci e ipotesi che, insistenti, circolano da settimane, non abbiamo alcuna certezza. Sembra che l'Italia adotterà il modello "tedesco": nessun tetto prefissato ma sussidi decrescenti nel tempo tenendo conto del progressivo guadagno di efficienza e redditività degli impianti, innanzitutto dei pannelli solari.
E il mio auspicio va proprio in questa direzione: nessun limite di potenza annuale installata e salvaguardia degli investimenti già avviati sulla base del Terzo Conto Energia almeno fino alla fine del 2011. Ma soprattutto una cosa reclamo con tutta la forza che ho: rapidità di decisione. Basta con le attese!

Nel frattempo ci stanno facendo credere che le rinnovabili hanno fatto lievitare la nostra bolletta energetica, ma la verità, come ho già avuto modo di scrivere, è un’altra e ora lo certifica anche il Kyoto Club, l’organizzazione no profit, costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti col Protocollo di Kyoto.

Nel 2010, chiarisce il Kyoto Club, il totale dei costi per le rinnovabili in bolletta ammontava a 2,7 miliardi di euro. Altri 3 miliardi sono andati per oneri "impropri", quali IVA non dovuta, smaltimento del vecchio nucleare, agevolazioni tariffarie per le ferrovie. Infine, circa 2 miliardi sono da attribuire ai costi per il mancato collegamento elettrico tra Calabria e Sicilia e per i contratti che prevedono la cosiddetta "interrompibilità" a favore dei grandi consumatori di energia.
Ecco chiarito tutto, se ce ne fosse stato bisogno. Per il resto, tanto per cambiare, aspettiamo.

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