mercoledì 27 aprile 2011

Della bufera che si è scatenata dopo il decreto ammazza rinnovabili c’è un aspetto che mi piace sempre mettere in luce: la sorprendente macchina della protesta che in poco tempo ha mobilitato molteplici energie verso un unico obiettivo. Quello di fare fronte compatto contro il decreto che ha rivisto al ribasso gli incentivi e messo in crisi uno dei fiori all’occhiello dell’industria italiana.
Penso a Rives, la Rete delle imprese venete del solare, gruppo di 194 aziende di cui anche BluEnergyControl fa parte: non ci siamo limitati ad alzare la voce e rivendicare i nostri diritti, ma abbiamo indicato una possibile soluzione. E quel fronte si è allargato.

Mentre sta per nascere un comitato di produttori di moduli che assume posizioni concilianti nei confronti del governo, numerose sono le defezioni registrate da associazioni come Gifi/Anie, che sembrano pagare così l’appartenenza a Confindustria (da sempre schierata a favore di una riduzione degli incentivi). I “fuggitivi” accusano il Gifi/Anie di aver fatto lobbying sull’esecutivo per spingerlo ad una revisione in senso restrittivo degli incentivi. E infatti il governo ha trovato una sponda strategica proprio in questa associazione, i cui vertici sono ora sotto accusa per non aver indicato tra le richieste prioritarie la salvaguardia dei diritti acquisiti almeno per l’anno in corso.
Insomma, la partita in gioco è troppo importante per scendere a compromessi e in molti se ne stanno rendendo conto. Il settore non merita questo trattamento e non lo merita nemmeno il futuro del nostro Paese.

Domani la conferenza Stato-Regioni esprimerà un parere sulla bozza del Quarto Conto Energia e siccome cambiare idea è spesso segno di coraggio e intelligenza, noi ci auguriamo siano tenute in considerazione le nostre proposte di emendamento. Insomma, il governo è ancora in tempo per dare un colpo di spugna ai contrasti e ai malumori interni al settore. Come? Dandoci retta: per far salvi i diritti già acquisiti, è necessario mantenere in vigore il decreto dello scorso anno per tutti gli impianti che entrino in esercizio entro il 31 dicembre 2011; occorre inoltre assegnare la certificazione di fine lavori al soggetto titolare dell'impianto e non al gestore di rete, per evitare complicazioni e ritardi nella procedura e infine chiediamo di innalzare fino a 1 MW, per impianti su edificio, la definizione di "piccolo impianto".

Dovrebbe far riflettere il fatto che la protesta si stia estendendo anche all’estero. Contro la bozza si stanno muovendo anche gli operatori stranieri attivi in Italia nel settore delle rinnovabili. Un gruppo di aziende (Aes solar energy, Akuo energy, Fotowatio renewable ventures, Martifer solar, Siliken solarig n-gage e Wurth solar) - le stesse che hanno avviato importanti investimenti nel nostro Paese - ha dato il via ad un contenzioso internazionale contro lo Stato italiano. Il provvedimento, sostengono, presenta contenuti “fortemente peggiorativi, retroattivi e discriminanti” e viola il Trattato europeo sulla carta dell’energia varato a Lisbona del 1994, in particolare l’articolo che riguarda la promozione e la tutela degli investimenti.
La battaglia per salvare il fotovoltaico non ha confini.

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