mercoledì 20 aprile 2011

Come percorrere una galleria buia e poi trovare un baratro all’uscita. Niente di più frustrante, non trovate?

È questa la sensazione che provo ad osservare da diretto interessato l’esito della partita del fotovoltaico che il governo sta giocando con una delle sue industrie più fiorenti e con il futuro del nostro territorio. Prima la lunga e tormentata attesa, ora la stangata finale.

Sì, perché forse ci siamo: il Quarto Conto Energia è cosa quasi fatta. Da ieri la bozza del testo sta circolando in maniera informale e oggi approda all’attenzione delle Regioni con il risultato, si spera, di subire qualche modifica.

Le premesse, comunque, non sono certo esaltanti. La strategia energetica del nostro Paese passa attraverso tagli alle tariffe e limiti alla potenza installata incentivabile, quest’ultima fissata a 23 GW a fine 2016 (un tetto molto basso, considerando che la Germania ha scommesso su 53 GW al 2020). Il costo cumulato annuo degli incentivi, invece, si stima si aggiri tra 6 e 7 miliardi di euro.

Limiti a parte, viene confermato il regime transitorio dal 1° giugno 2011 al 31 dicembre 2012, durante il quale sarebbe in vigore un tetto alla potenza installata incentivabile solo per i grandi impianti fotovoltaici, per quelli cioè che superano i 200 KW. In generale, per tutti sarebbe poi valido il tetto di 3.100 MW, ma con un limite ai finanziamenti per i grandi impianti fotovoltaici: in totale 820 milioni di euro, di cui 447 milioni fino al prossimo dicembre e 373 milioni fino a dicembre del 2012. Nessun vincolo per i piccoli impianti, a parte quelli imposti dal sistema a scalare.

Nel periodo transitorio, la tariffa incentivante decrescerà velocemente mese dopo mese: ad esempio, da giugno a dicembre il taglio è di circa il 23% per impianti da 1 a 3 kW su edifici (da 0,387 a 0,298 euro/kWh) e del 34% per impianti a terra da 1 a 5 MW (da 0,277 a 0,181 euro/kWh).

Da gennaio 2013 fino alla fine del 2016 entrerebbero in vigore incentivi differenti nei vari semestri e legati, in modo inversamente proporzionale (chi più installa, meno riceve) alla potenza installata. L’assegnazione della tariffa incentivante, inoltre, verrebbe effettuata in base all'entrata in esercizio degli impianti e non alla fine lavori certificata, con conseguenti incertezza e ritardi legati ai tempi di connessione.

Questi, per sommi capi, i contenuti della bozza. Voi cosa ne pensate? Io, al di là delle critiche che non cesserò mai di esprimere, spero che l’elaborazione di questo decreto conosca presto la parola fine. Il settore ha già pagato fin troppo questa incertezza.

È di oggi la notizia del dietrofront del governo sul nucleare. Ma questo, è evidente, non serve a placare il disagio di quanti credono nelle rinnovabili e ritengono di essere stati danneggiati dal decreto Romani. La polemica è a dir poco rovente. Proprio mentre scrivo, a Roma è in corso il “Solar day”: stanno sfilando ambientalisti, addetti ai lavori e semplici cittadini. E siccome quella della cassa integrazione per molte aziende non è più solo una minaccia, ma una amara realtà, a scendere in piazza sono anche i lavoratori di Fim, Fiom e Uil per chiedere modifiche radicali al decreto. È davvero una battaglia di tutti.

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