mercoledì 2 marzo 2011

Un colpo basso. Non ci sono altri modi per definire ciò che sta accadendo in queste ore. Il fotovoltaico, un settore ancora giovane con enormi potenzialità di sviluppo anche in termini di occupazione rischia di soccombere sotto i colpi di un decreto che minaccia di dare uno stop agli incentivi e affossare le energie pulite invece di promuoverle.

Dai Palazzi romani arrivano notizie che allo stesso tempo mi preoccupano e mi disorientano, con gli inevitabili strascichi fatti di precisazioni, aggiustamenti, passi indietro e in avanti su questo tema. Come chiamare la prospettiva di fissare un tetto alla crescita del fotovoltaico, interrompere ogni incentivo dopo il 2014 o di vietare l’installazione del fotovoltaico a terra sopra il Megawatt, se non come vero e proprio programma “ammazza-rinnovabili”? E guarda caso, proprio il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, annuncia in questi giorni che è stata individuata la sede dell’Agenzia nucleare.

Non posso credere che il comparto delle rinnovabili, che da solo vede impiegate in Italia 120 mila persone, con una previsione al 2020 di 250 mila nuove assunzioni, venga affossato, assieme a tutto quello che può ancora offrire. Sarebbe come chiudere 5 Fiat!

L’Italia in questo momento è a 3 Gigawatt di potenza elettrica installata solo da pannelli fotovoltaici, e sono in attesa di autorizzazione impianti per una potenza complessiva di ulteriori 4 Gigawatt. Questo significa che, se tutto andasse in porto, ci troveremmo al 2011 con 7 Gigawatt di potenza installata di origine fotovoltaica. Insomma, l’obiettivo degli 8 GW è ormai quasi raggiunto, su questo non ci sono dubbi. La questione riguarda piuttosto l’intera strategia energetica adottata dall’Italia: chiediamoci perché mai abbiamo fissato questo tetto decisamente poco ambizioso, quando la Germania, Paese con una minore insolazione, si è data come obiettivo 52 gigawatt al 2020.

Il Ministro Romani, inoltre, ha detto che le rinnovabili sono costate agli italiani 20 miliardi di euro, cifra contestata da numerose associazioni e operatori della categoria che hanno fatto notare come la grandissima parte di queste risorse non abbia nulla a che vedere con le fonti rinnovabili.

Non è finita: all’Europa cosa racconteremo? Questo decreto legislativo si muove in aperto contrasto con lo spirito della normativa europea sul tema.

Seguo attentamente gli sviluppi di questa faccenda e mi auguro che il governo abbia modo di rivedere la sua posizione individuando dei correttivi a questo provvedimento.

Nessun commento:

Posta un commento

Scrivi un commento...