giovedì 17 marzo 2011

La parola d’ordine è comunicare. Sì, per vincere questa battaglia contro un decreto che sta distruggendo tutto ciò che abbiamo costruito e le speranze di chi sogna un futuro più verde e sostenibile, è necessario che gli altri sappiano. Cosa? Innanzitutto che questa mattina a Rovolon si sono riunite settanta aziende venete, la punta di diamante del settore che sta soccombendo sotto i colpi del decreto “ammazza rinnovabili”. Un incontro molto proficuo a cui ho partecipato in prima linea e dal quale ho ricavato dati e spunti interessanti che voglio condividere con voi.
Grazie al censimento effettuato per l’occasione dal Centro Studi SolarExpo, ora abbiamo l’esatta misura dell’impatto del comparto del sole in Veneto. Su un totale di 170 mila impianti realizzati a livello nazionale, ben 25 mila sono nati in questa regione, per un giro d’affari di 2 miliardi di euro. Si tratta perlopiù di impianti di piccola taglia, sotto i 20 kW.
La filiera veneta del fotovoltaico, che impiega in totale 2.000 addetti, ha investito 150 milioni di euro da qui al 2012. Un comparto più che florido: si pensi che 1.300 sono le risorse umane impiegate nelle prime 6 aziende a livello di fatturato che si trovano nel triangolo d’oro di Vicenza-Verona-Padova.
In termini numerici, il Veneto non è la prima regione per quantità di addetti diretti: il primato è della Lombardia, ma se guardiamo da un altro punto di vista - quello dell’occupazione nel fotovoltaico in rapporto al numero di abitanti - la nostra regione non è seconda a nessuno. È stato calcolato come per produrre un Megawatt di energia siano necessarie 5 persone. Considerando che l’obiettivo cui ci stiamo avvicinando è di 8 Gigawatt, si comprende quale sia l’impatto di questo settore a livello occupazionale.
Sul fronte dei costi per i cittadini, c’è da sapere che il 70 per cento della componente A3 della bolletta elettrica va a finire allo Stato che gode delle entrate del grande giro d’affari del fotovoltaico anche incassando l’Iva sull’energia.
E allora che fare? Punto primo: intensificare la comunicazione a tutti i livelli. L’obiettivo è avvicinare alle nostre ragioni il maggior numero di persone. Sulla stampa nazionale non è stato dedicato abbastanza spazio alla nostra causa. Punto secondo: puntellare la politica locale e regionale.
Concludo constatando amaramente che a tutti i tavoli istituzionali di confronto, gli unici ammessi sono i rappresentanti delle associazioni che di fatto non rappresentano gli interessi degli operatori del settore. A gran voce io e i miei colleghi abbiamo ventilato l’ipotesi di fondare un nuovo raggruppamento che difenda il settore da questo attacco e il piccolo esercito che si è raccolto questa mattina è un ottimo inizio.
Un’ultima cosa: ringrazio tutti coloro che hanno risposto all’appello lanciato nell’ultimo EnergySnack. Sono state decine e decine le email di sostegno che ho ricevuto. Prometto di rispondere a tutti appena possibile. Ma soprattutto vi terrò sempre informati.

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