mercoledì 13 ottobre 2010

In una parola sola, pianificazione. Non c’è altro da dire o da fare per il “padre” italiano del MiniBiogas, il vicentino Marco Fiorese. 
Amministratore delegato di una tra le principali realtà nazionali nel settore delle energie rinnovabili (la BluenergyControl di Vicenza), Fiorese ha infatti da poco coronato il suo sogno imprenditoriale. Il Lilliput, l’impianto da lui in parte brevettato per la produzione completa di biogas ad uso e consumo delle piccole e medie aziende agricole che costituiscono la stragrande maggioranza del mercato attuale, è stato riconosciuto nel corso della prima edizione di Biogaz Europe di Lione come l’unico Mini Impianto al momento funzionante e riprodotto in serie presente in Europa. 

Un successo inaspettato e di tutto rispetto, come riporta il suo ideatore di ritorno dalla conferenza internazionale, che ora tuttavia pone quesiti e richieste concrete alla politica italiana e veneta in particolare. 
“Il momento è arrivato- afferma infatti Fiorese-. Il mondo della politica ora può fare una scelta: indossare l’abito delle azioni e dei fatti oppure farsi soffiare sotto il naso l’ennesima opportunità di rilanciare l’economia nazionale e l’eccellenza veneta in particolare”.
L’affondo è mirato. E neanche troppo velato, a dire il vero. A pesare oggi come oggi, sostiene infatti l’imprenditore veneto, non sono tanto le “mancate incentivazioni alla ricerca e alla innovazione nel nostro Paese. E tanto meno- incalza-, le disomogenee agevolazioni nazionali e regionali in un comparto delle energie rinnovabili che deve ancora essere capito appieno dalle istituzioni nelle sue infinite possibilità.”
“No- continua l’imprenditore vicentino-. A pesare sono, oggi come oggi, le leggi e le direttive che affossano le strutture pubbliche e le rendono incapaci nel sostenere e portare in Europa le proprie eccellenze come fiori all’occhiello di un modello economico in rapida ascesa.”
Si prenda ad esempio la legge Merloni sugli appalti pubblici. Meno di due settimana fa questa normativa, riporta l’imprenditore, “ha fatto sì che mentre a Lione la mia azienda veneta, tra l’altro unica in Italia ad essere invitata a parlare, presentava in Europa senza alcun appoggio pubblico un prodotto innovativo inaugurato niente meno che in Veneto, una delegazione regionale in visita ufficiale a quello che stava per essere definito il primo impianto di MiniBiogas in Europa a Tezze sul Brenta non potesse citare l’azienda ideatrice del brevetto e sostenere così a gran voce l’eccellenza veneta che aveva sotto gli occhi. E tutto in nome di una legge che impedisce agli enti pubblici di favorire un fornitore rispetto ad un altro!”. 
“A parte l’inutile sottolineatura che non esiste in Europa un altro fornitore di Lilliput cui fare dispiacere- incalza Fiorese-, il paradosso credo sia evidente. Solo nella produzione in serie del MiniBiogas Lilliput lavorano attualmente 30 aziende venete. Il mercato odierno in Italia (e non parliamo di quello in Europa) conta qualcosa come 18 mila aziende agricole potenzialmente interessate all’impianto. I tedeschi, come ovvio, dopo la mia presentazione di Lione mi stanno facendo la corte perché venda loro il brevetto e si sposti l’intera produzione di un comparto economico in rapida espansione sul loro territorio.”
“Ora mi chiedo: devo vendere alla concorrenza tedesca perché la mia Regione e i miei politici possano in qualche modo sostenere un brevetto innovativo e presentarlo in Italia e in Europa come un prodotto in grado di dare cambiare il mercato energetico futuro?”
“La verità purtroppo è una sola- conclude l’imprenditore vicentino-. In Veneto e in Italia abbiamo bisogno di fatti e di azioni concrete. Basta con i bavagli! Non chiediamo soldi ma piani di sviluppo seri e concordati. Stop alle direttive nazionali e regionali che cambiano ogni sorgere del Sole, e via con le leggi mirate, studiate e avviate se possibile in comune accordo con le imprese locali per sfruttare ciò che già c’è e che rappresenta al momento un fiore all’occhiello che l’intera Europa ci sta invidiando”.

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